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Ultimo aggiornamento: 20/11/2017
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Alessandro Di Bennardo, le architetture di luce

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Intervista realizzata da Jean Paul, febbraio 2005

JP Come nasce il suo lavoro di ricerca sull'abbazia di Monreale?

ADB  Nasce nel '98, internamente alle attività didattiche della cattedra di Storia della Critica e della Letteratura Architettonica diretta dal compianto prof. Antonello Samonà, una lungimirante azione di ricerca critica rivolta all'architettura medievale siciliana e che ha avuto come oggetto l'evoluzione dello spazio cultuale dalle origini fino ai nostri giorni. Durante il corso noi giovani studenti eravamo costantemente impegnati ad analizzare il rapporto tra morfologia spaziale e pensiero religioso che si è via via evoluto. Il prof. Samonà ci invitava, ad esempio, a leggere i testi di Ildegarda di Bingen, di Gioacchino da Fiore, ecc. ed a raccontarne il pensiero attraverso il linguaggio dell'architettura, cioè tramite il disegno delle geometrie. Dovevamo semplicemente leggerli da architetti. Conseguentemente, il pensiero cristiano è stato messo in diretta correlazione con il pensiero egizio antico e con le altre correnti mistiche d'area semitica.

JP Ne è scaturito qualche lavoro pubblicato?

ADB  Purtroppo la scomparsa prematura del prof. Samonà ha bloccato ogni processo editoriale in corso. Il mio lavoro sul duomo di Monreale assume in un certo senso il compito di prima tappa editoriale; per molti versi è anche l'esito finale di un cantiere di studi pluridecenali.

JP Vogliamo tentare di riassumere in poche parole qual'è il tema del suo lavoro nel libro?

ADB  Il tema è quello dell'analisi del fenomeno luminoso all'interno dell'architettura cultuale. La luce non è intesa come un fenomeno astratto bens la si lega a tutta una serie di tecniche geometriche in uso presso i cantieri medievali. Tecniche geometriche di derivazione antica ed orientale e che venivano usate in sede di progetto per la regolazione delle geometrie spaziali ai moti solari apparenti. Questi procedimenti sono stati trasmessi ai progettisti medievali dal filtro latino, ovvero dal trattato augusteo di Vitruvio. Si tratta di procedimenti relativi al Rito geometrico di Fondazione ed al cosiddetto Analemma di Vitruvio, due esempi di una antica metodologia progettuale che mette in correlazione l'astronomia, la geometria, la simbologia e il pensiero religioso. Conseguentemente, Monreale è un tempio che funziona come grande calendario di pietra, un "tempio" capace di misurare il "tempo" e di iniziare la comunità ai cicli liturgici componenti la vita e la cultura cristiana.

JP Tra le quali riveste una certa importanza la natività di Giovanni il Battista

ADB  Esattamente. La collocazione delle pietre angolari del duomo è stata fatta in base al sorgere del sole nelle ricorrenze delle tre figure costituenti la deesis cristiana. Si tratta dunque di giornate cristologiche, mariane e giovannte (Natività, Annunciazioni, ecc.), in sostanza le pietre sono state regolare alla luce delle tre figure di "intermediarità" tra i fedeli ed il regno dei cieli. Figure intercedenti quindi. Gli architetti progettisti per accedere al messaggio costruttivo di Dio-architetto hanno dovuto affidarsi ad un medium che gli rivelasse la giusta strada geometrica. Nel cantiere monrealese, tale rivelazione superiore o ierofania, è avvenuta grazie alla luce degli astri.

JP C'è da rimanere stupiti per• da certi particolari. Ad esempio tutto questo sapere che si rifà a conoscenze precise, scientifiche, dovrebbe portare a delle figure-progettiste note. Invece non mi risulta che la costruzione del complesso di Monreale sia attribuita ad un personaggio. Emerge in quei tempi la figura dell'architetto come lo intendiamo oggi?

ADB  Le fonti a riguardo tacciano. Ma io comincio a chiedermi se è più importante parlare di un singolo "progettista artefice" o di una "società artefice". Questa seconda possibilità apre molti più interrogativi sulle componenti culturali dell'ambiente siciliano d'epoca normanna. Un maestro della modernità come Gaud affermava che le opere più misere in architettura sono quelle concepite da un uomo solo. Danilo Dolci parlava del comunicare umano come della più alta forma di scrittura maieutica.

JP Cosa intende con la parola "società" ?

ADB   La società siciliana medievale di epoca normanna. Essa, stando alle letture che noi diamo al Duomo monrealese, riemerge con tutta la sua potenzialità multietnica ed interculturale.

JP Il periodo normanno risulta segnato da un profondo avvicinamento tra cultura cristiana e cultura islamica. Nella sua ricerca sembra invece che non appaia mai la componente islamica. Non ‚ strano ?

ADB   Non è proprio cos. Il mio studio, nell'analizzare il funzionamento scientifico della luce nell'architettura di Monreale, sottolinea il grande legame della Sicilia Medievale con le conoscenze scientifiche degli antichi, ad esempio con la scienza della gnomonica descritta da Vitruvio. Ebbene, se prendiamo la prima formulazione dell'architettura islamica in medioriente, quella ommayade, ci rendiamo conto di quanto fondamentale siano state le radici dell'arte islamica in quella cristiano-siriaca ed in quelle delle precedenti società ellenistiche e romane.

JP Sbaglio o è sottinteso che l'architettura fatimida si sarebbe smarcata da quello ommayade ?

ADB  Non va dimenticato che la cultura fatimida, nel propagare al nord africa il pensiero architettonico islamico formulato in un epicentro come il Cairo, mantenne sempre dei saldissimi legami con le aree dell'Asia minore. Nella grande moschea ommayade di Damasco la prima cosa che salta all'occhio sono i due cosiddetti "tesori" collocati nel sahn. In pochi ricordano una dato culturale eloquente, cioè che questi due tesori in realtà costituivano non dei forzieri ma delle celle eremitiche, dei reclusori; si tratta di due postazioni cristiane nel cuore di uno dei massimi templi dell'Islam alle quali potevano accedere i mistici siriaci. Tutto ci• non era un caso a s‚, altri reclusori cristiani erano contenuti presso le moschee costruite dagli Ommayadi ad Hama, Homs ed Aleppo. Troppo spesso insomma si parla del ruolo islamico nell'arte cristiana medievale dimenticandosi che il rapporto rimase acceso in duplice senso.

JP Stando ai suoi studi su Monreale quale doveva essere l'obiettivo dei suoi costruttori ?

ADB  Chiunque abbia costruito il tempio di Monreale ha voluto sfruttare tutte le potenzialità della luce alla latitudine di Palermo. Il tempio è orientato verso l'alba di un sole ben preciso, sembrerebbe erroneamente esposto ad un imprecisato nord-est, invece tale punto all'orizzonte ha per azimut un valore poco più grande di 67ø, cioè coincide con l'alba mariana del 15 agosto del XII secolo (all'incirca odierno 5 agosto), l'alba della ricorrenza dell'Assunzione di Maria in cielo. Non a caso i documenti dell'epoca ci dicono che proprio durante il giorno dell'Assunzione del 15 agosto 1176 Guglielmo II don• all'abbazia una immensa dote ponendo sull'altare il relativo regio diploma.
Sulla base della luce mariana si costru un tempio dove nulla delle sue dimensioni sia determinato a caso ma da precisi procedimenti geometrici. Questa prassi coincide con la sequenza geometrica descritta da Vitruvio nel rito di fondazione. Esso, partendo da un palo infisso nel terreno, si poneva il problema dello sviluppo di un cerchio in ottagono attraverso una sequenza passante per una croce, un quadrato e la loro rotazione a 45ø. L'esito della sequenza permetteva di individuare al suolo dei tracciati geometrici coincidenti con le gerarchie principali di tutto quanto il tempio.

JP Considerando le maestranze musulmane che hanno partecipato alla costruzione degli edifici religiosi durante il periodo normanno in Sicilia, nasce una curiosità: questa sua tesi sulla luce solare in architettura echeggia o meno in area islamica?

ADB  No e per ovvi motivi legati al pensiero religioso. La differenza sta tutta nella differente visione simbolica del "centro". Per la cristianità, essendo Dio stesso costituito di luce, il centro verso cui orientare il tempio non poteva non coincidere con la fonte di luce più importante: il sole all'alba. Quindi possiamo dire che l'architettura cristiana si orienta verso un centro ciclicamente mobile. Invece nell'architettura islamica il centro è un punto geografico fisico fisso: la Ka'ba della Mecca. Quindi l'architettura islamica, dal punto di vista geometrico si caratterizza non per l'orientamento alla luce solare ma per la cosiddetta qibla, l'orientamento di una moschea in direzione Mecca.
A Monreale le conoscenze per il grande funzionamento della luce non potevano dunque essere riferite alla cultura islamica. L'architettura cristiana essendo orientata verso un punto di luce deve necessariamente essere progettata sulla base di una grande conoscenza dei moti apparenti solari.

JP Quanto Lei afferma suppone una cultura di altissimo livello in un periodo tormentato a noi noto anche per la sua estrema instabilità politica e sociale, a livelli locali ed internazionali. Chi erano i custodi di un tale sapere?

ADB   Di certo la cultura cristiana che ha alimentato la costruzione di Monreale riusciva perfettamente a mantenere vive le tradizioni scientifiche degli antichi, tutto ci• a dispetto delle coeve regioni europee. Forse questa capacità siciliana deve spiegarsi nella ricca articolazione della cultura cristiana al suo interno. Fin dai primi secoli l'Isola ha offerto una seconda patria ad esponenti importanti delle chiese siriache, copte, armene. Dimentichiamo che la grandezza della cultura bizantina non stava tanto nella centralità di Costantinopoli ma negli influssi culturali filtrati dalle chiese dell'Asia Minore e dell'Africa, pensiamo ad esempio al solo movimento mistico degli stiliti siriani, degli eremiti siriaci, delle grandi capitali, Antiochia, Damasco, Gerusalemme, Alessandria, ecc.
La Sicilia, a partire dal VII secolo, è stata terra di accoglimento di esuli copti, melchiti, armeni e siriaci, è stata caleidoscopio di una cultura cristiana antica che non si riconosce ne in quella latina ne in quella propriamente di Costantinopoli. La chiesa siciliana del XII secolo poteva dunque essere legittima custode di un sapere antichissimo.

JP Avrebbero questi cristiani trovato asilo in Sicilia?

ADB  Non lo dico io ma la stessa storia della Chiesa. I quattro papi che la Sicilia ebbe nel periodo bizantino, nel VII secolo, erano tutti di origine siriaca, appartenenti a famiglie esuli insediatesi in Sicilia. Ci• dimostra che esiste un grande filone di cultura antica in Sicilia filtrato dalla ritualità cristiano-orientale, in quanto la cultura cristiana siriaca è la diretta conseguenza della mistica semitica mediorientale ed egizia.

JP Che rimane di queste famiglie nel periodo normanno. Esistono ancora ?

ADB  A questo non può certamente rispondere un architetto. Di certo gran Ammiraglio del regno era un certo Giorgio d'Antiochia, appunto, la città di principale riferimento per la cristianità siriaca.

JP  Sintetizziamo: la cristianità in epoca normanna è plurietnica. Vanta un notevole know-how. Essendo l'Ordine dei Benedettini tra gli artefici dell'architettura sacra in tale periodo, possiamo ipotizzare che questo Ordine rispecchiava il medesimo carattere plurietnico?

ADB   Non sappiamo quanto della cultura benedettina abbia inciso sulla cultura costruttiva che ha alimentato la fabbrica di Monreale. Piuttosto, mi sembra lecito sottolineare come alla base della stessa visione spaziale benedettina ci siano diversi elementi di confronto con il modo levantino di vivere l'architettura cultuale. La nascita del cenobio in occidente è anche frutto di maturazioni eremitiche ed anacoretiche avvenute nell'Oriente cristiano.

JP  Considerando la lunga tradizione pre-cristiana di luoghi citati nella sua esposizione come San Giovanni degli Eremiti e la Cattedrale di Palermo, Lei pensa che ci sia una continuità in epoca cristiana della visione antica per via di un recupero, di una re-interpretazione, o è solo casuale ?

ADB  Le tesi di Mircea Eliade, espresse nel suo Trattato di Storia delle Religioni, sulla continuità interreligiosa e intertemporale dei luoghi sacri, non fanno altro che dimostrare come le diverse società cristiane abbiano saputo radicarsi all'interno delle antiche identità sacrali del territorio, consolidando sempre più gli stessi epicentri cultuali.
Mi piace pensare come il Martin Bernal di Atena Nera, esiste una continuità diretta tra monumenti dell'antichità e monumenti della cristianità cos come c'è diretta continuità tra il pensiero antico e quello cristiano.

JP  Le dispiace spiegarci quale il suo metodo di lavoro ?

ADB  La prima fase è quella del rilievo planimetrico dello stato di fatto. Subito dopo cerco di rilevare su di esso le relazioni tra le dimensioni architettoniche e quelle dei moti apparenti solari, per cui, confronto la collocazione delle principali pietre fondative, come ad esempio le testate d'angolo, con i punti di levata delle ricorrenze fondamentali del calendario liturgico cristiano, feste mariane, giovannte e cristologiche. Insomma comincio a rilevare il senso degli orientamenti solari dell'architettura sacra, lo scopo è quello di dimostrare come i diversi punti di levata abbiano inciso sulla collocazione in cantiere delle pietre definendo un'architettura a misura del Cosmo.
Una seconda fase impegna il lavoro di ricerca più in situ. Esplorando eventuali regolazioni dei fasci luminosi a mezzogiorno con determinate parti lapidee del complesso, tento insomma di verificare l'esistenza di un congegno cosiddetto "gnomonico", definendo un'architettura a misura del tempo ciclico.

JP   Considerando che il rito di fondazione, come indicato dallo stesso Vitruvio, è di uso antichissimo, con la relativa quadratura del cerchio e la determinazione degli assi cardinali usati per la rete viaria, ci sembra legittimo pensare che magari anche gli antichi avevano la luce come prima fonte per le loro architetture. Ô cosi?

ADB   Sicuramente, nel rito vitruviano l'input iniziale viene dato dall'ombra di un palo proiettata al suolo dalla luce solare. C'è quasi una coincidenza tra l'accoglimento della rivelazione luminosa superiore e il progetto architettonico.

JP   In Sicilia abbiamo la ricchezza di diversi templi greci convertiti all'uso cristiano. Il fatto che la Chiesa bizantina prima e Normanna poi abbia potuto recuperare tali templi indica una compatibilità di orientamenti e di ierofanie col mondo antico. Come mai ?

ADB   C'è un insieme variopinto di orientamenti solari nell'architettura cultuale antica, solstizi, equinozi, date evocanti figure cultuali rilevanti come quella mariana di Monreale, ecc. Dire che i costruttori orientavano indistintamente verso l'Est geografico è quindi riduttivo. Io sono un ricercatore nell'ambito della cultura cristiana.
Ô noto come nel mondo latino, ad esempio, tutto ci• che è relativo al culto di Jano risulta orientato alle levate solstiziali. La cultura cristiana ha trasformato questo dato di fatto rapportandolo alla culto dei due San Giovanni. Tanto è vero che le due date costituenti l'ambiguità di Giano, il volto vecchio e quello giovane, a livello temporale coincidono rispettivamente con le natività del Battista e dell'Evangelista. C'è stata una nuova semantizzazione in termini cristiani di questi passaggi temporali.
Pu• essere che un tempio come San Giovanni degli Eremiti orientato in epoca normanna al solstizio estivo, cioè al giorno della natività del Battista, a sua volta si adagiasse lungo un asse di un tempio preesistente avente un orientamento solstiziale. Stessa sorte sarà toccata, ad esempio, alla cattedrale di Palermo, un centro sacro di antichissima tradizione cultuale. Ô dunque plausibile che entrambe le chiese palermitane abbiano assorbito l'orientamento preesistente legato ad un culto solstiziale trasformandolo, in termini cristiani, in un tempio giovannta. Tutto ci• è ipotizzabile.

JP   Come mai mentre è chiara la natura coltissima ed aperta delle elite del tempo, i sovrani invece tra Guglielmo II di Altavilla e Federico II von Hohenstauffen si chiudono sempre più in politiche partigiane, fautori di esclusione e di violenza sociale?

ADB   Non mi pare di poter accomunare entrambi i sovrani. Le loro architetture riflettono un'idea di società in opposizione tra loro.

JP  Nel vostro lavoro su Monreale* si dimostra come esista una coerenza estrema tra l'architettura, la luce, l'addobbo musivo e la stessa pavimentazione. Come mai l'ingresso al Sancta Sanctorum è cosi segnato da questa scena famosa dell'incoronamento del Re dagli accenti cosi palesemente politici ?

ADB   Dai nostri studi sulla propagazione della luce emerge una chiesa avente una gerarchia tripartita: la luce all'alba passa dal santuario, poi viene trasmessa al presbiterio ed in fine alle navate.
In sostanza lo spazio è composto da tre fasce sociali che si trasmettono il messaggio divino reso dalla luce. Tale disposizione spaziale lo ritroviamo nella concezione patristica della propagazione della luce, perfettamente trasmessa nei secoli dai testi di Pseudo Dionigi l'Areopagita. Le sue gerarchie celeste sono tripartite ed concentriche nella fonte universale: il trono di Dio. La luce parte dal trono e viene propagata attraverso le tre gerarchie, l'ultima di esse è quella costituita dagli astri, vale a dire i fenomeni celesti come anche il sole. Quest'ultima gerarchia è molto importante in quanto è quella che trasmette la luce alle gerarchie terrestri, anch'esse intimamente tripartite a modello delle gerarchie celesti. Ebbene, la figura del Re rientra pienamente nel coro delle gerarchie costituenti la chiesa.
Da questo modello di luce della mistica bizantina si articola lo spazio ecclesiastico. Ecco dove nasce la tripartizione santuario - presbiterio- navata. Non a caso le prime tre tracce al suolo segnate dal rito di fondazione vitruviano definiscono tale progressione gerarchica.

JP  In uno spazio cultuale come Monreale, dove Lei ci insegna non scappa al progetto nemmeno una pietra d'angolo, come è possibile di trovare Thomas Beckett elevato alla dignità di Padre della chiesa ?

ADB   La sua domanda è riferita ad un altro aspetto della fabbrica, ovvero, relativa al piano teologico - iconografico, io mi occupo del piano geometrico di base, della progettazione architettonica vera e propria.
I fenomeni luminosi che io registro sono tutti legati a parti lapidee ed in minima parte a superfici musive. A Natale, durante il mezzogiorno, il fascio di luce delle finestre della navata esposte a sud inquadra perfettamente i capitelli dell'aula. Ci• significa che c'è stata una collocazione ben precisa. Nel corso degli anni, man mano che il sole tende a crescere durante il suo passaggio a mezzo giorno, il fascio luminoso scende e scorrere lungo la colonna fino ad arrivare nel basamento nel giorno degli equinozi, cioè per la ricorrenza dell'Annunciazione. Ci• significa che la colonna è stata proporzionata in base ad un ritmo temporale cristologico andante dal Natale all'Annunciazione del Cristo.

JP  Ma chi trasmetteva un sapere di cos notevole spessore ?

ADB  La chiesa siciliana. La nozione di trasmissione del sapere non è un concetto laico per la società medievale e ancor più bizantina. Le gerarchie superiori della società, stando al modello patristico già descritto, erano in dovere di trasmettere luce (cioè conoscenza) alle gerarchie inferiori. Quella medievale, pur essendo una società fortemente gerarchica, era una società senza esclusioni di classe. Conseguentemente, la navata principale, pur essendo aperta alle gerarchie inferiori della società, doveva essere progettata per trasmettere il messaggio di luce a chiunque. La missione pedagogica è a sostegno dell'insegnamento liturgico.

 *®Il duomo di Monreale, architettura di luce e icona¯, Abadir Ed. Autori: A.A. Belfiore, A. Di Bennardo, G. Schir•, C. Scordato.

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