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Ultimo aggiornamento: 20/11/2017
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La Santissima Trinitŕ sul Delia - Castelvetrano

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La Santissima Trinitŕ sul Delia - Contesto generale
a cura di Jean Paul Barreaud

Il territorio di Castelvetrano, come alcuni altri in Sicilia, tace dei misteri percepibili al solo viaggiatore attento, quindi disponibile, anzi desideroso di unirsi in qualche modo al territorio. A lui č dato di capire nei segni, a cominciare dalla toponomastica, la memoria piů antica legata ai paesaggi, non sempre cosŤ innocenti e pacifici quanto palesati oggi giorno dalla stupenda campagna circostante. Chi si accontenta degli assi viari maggiori ci rimanga. Uniti da un indicibile legame, radicato nel culturale con i rami protesi verso lo spirituale, chi sa prendere le vie traverse scoprirŕ uno spettacolo intenso dalle multiple sorprese.

Al primo impatto, un succedersi di altipiani porta dai monti a Nord, lungo il Belice* fino a Corleone e, ad ovest in direzione di Segesta e di Erice fino a mare, in un dolcissimo lento degradare. L'impressione generale di semplicitŕ orografica inganna solo chi rimane sulle statali ed autostrada. Il paesaggio č invece ricco di fratture, di insenature a sorpresa, spesso a favore di qualche corso d'acqua, ma pure nelle stesse pieghe delle colline, quando l'argilla partorisce una roccia assai suggestiva, colma di scaglie luminose e taglienti come un rasoio. Allora la vegetazione cambia da coltivata a selvaggia, dalle grasse distese della pianura lungo i fiumi si giunge ad un sostrato acido con relative pinete, ginestre, corbezzoli, diza,ecc.

Il territorio storico di Castelvetrano č profondamente marcato dalle sue due frontiere naturali a Nord/Ovest e Sud/Est, Belice e Delia. CosŤ da rendere facile capire i limiti del feudo primordiale di Castelvetrano, quello del Da Lentini per intenderci. A meridione, Menfi č all'epoca (sec. XIII) una postazione avanzata sulla sponda esterna del Belice alle sue foci, esposta ad eventuali scontri. A settentrione, il Delia sfocia a Mazara. Importantissima cittŕ, capitale in epoca araba, sede arcivescovile in periodo Normanno, pensiamo che Mazara alla fine del regno di Federico II di Svevia č stata notevolmente ridimensionata. Prova ne č la costruzione del Bellumvider a Castelvetrano, essendo i Castelli federiciani piů vicini a Salemi a Nord e Giuliana a Sud. Una eloquente strategia difensiva: il mare e le pianure sono poco sicuri. Pertanto Mazara non č piů il baricentro di una volta. E di sicuro non č in grado di inquietare Castelvetrano, il quale feudo secondo me si protraeva di conseguenza fino alle foci del Delia, porta di Mazara.
Questo davvero esteso territorio č stato un'immensa foresta fino ai Romani. La quale andava allora ben oltre le terre del feudo veterocastellese, al punto che l'odierna Sciacca č detta Terme Selinuntinae in latino! Vincenzo Tusa ci insegna di una stratificazione orizzontale dei reperti archeologici su questo territorio, prova che gli scambi sono avvenuti senza sedentarizzazione alcuna, direttamente tra le popolazioni dell'entro terra e le nuove cittŕ create lungo la costa, dai Fenici in primis, poi ellenizzate. L'assenza di centri urbani tra Selinunte e Sciacca fino all'epoca romana, oltre alle osservazioni del Prof. Tusa, rivelano le dimensioni della foresta scomparsa -come tutta la macchia boschiva siciliana- ad opera dei Romani.

Castelvetrano offre almeno due piaceri agli amanti dell'etimologia. Il primo č quello che ricorda tutt'oggi l'origine romana, il "castrum veterani", cosŤ evocativo dei metodi romani all'epoca della colonizzazione della Sicilia, alla fine delle guerre puniche. L'altro si apprezza in due casi, nel toponimo del vicino Campobello e nel nome del castello di Riccardo da Lentini, Bellumvider. Guido la mia ricerca secondo l'ipotesi che in ambedue i casi, si faccia riferimento ad una battaglia, in epoca ancora imprecisata, ma di tale importanza o/e violenza che il suo ricordo non tramonta mai, segnato nella toponomastica locale. "Campo di battaglia" e "vedere la battaglia", ipotesi che preferisco decisamente a quella di belvedere, cosi lontano dalle preoccupazioni di chi possedeva questo castello sia nel medioevo sia fino alla fine del periodo spagnolo (il Pignatelli d'Aragona Cortes).
Potrebbe tale battaglia riferire di un urto contro i Cartaginesi ? E' risaputo che questa zona, oggi riassunta alla sola Selinunte e tramandata alla storia come avamposto greco, era invece terra dei Punici. Innumerevoli le testimonianze, quali gli scavi dell'attuale proprietario del Bellumvider, Gianfranco Becchina, nonch‚ quanto rivelato dal colpaccio contro le necropoli ad opera del prof. Gulotta, durante l'ammodernamento del centro storico, o ancora gli scheletri galleggianti con tutto il corredo funebre per le vie di Menfi in occasione di uno storico nubifragio...

Siamo vicino a Marsala/Lillibeo e tutta questa area ha sempre visto passare eserciti in guerra: Greci, Romani e Cartaginesi, l'aspro e lungo conflitto per il dominio del mare, diventato poi l'incubatrice del nostro mondo culturale occidentale. Difatti, seguiranno i Vandali, i Bizantini di Belisario provenienti dal nord Africa, i Musulmani della conquista e due secoli dopo i Normanni impegnati nella loro Crociata, sempre dimenticata in quanto tale. In un contesto cosi marcato, il passaggio di Garibaldi sarŕ sembrato affare di scorribande, se non fosse per l'esito a sorpresa che porterŕ alla nascita dell'Italia.
Cosa sarŕ mai successo nelle campagne tra Castelvetrano e Mazara? Quale battaglia ha cosŤ segnato la memoria dei nomi e cosŤ poco quella della gente? Nessuno ne sa parlare oggi ed č proprio strano. Per me quasi una prova di cancellazione**, questo evento andava dimenticato, non lo si poteva tramandare. Possa l'archeologia svelare un giorno questo enigma della storia...

* pronunciare BeLI'ce, e non come diventato consuetudine dal terremoto del 1968, BE'-lice plagiando la pronuncia nordica dei tanti giornalisti presenti.
** chi avrŕ seguito una nostra visita esoterica alla Fontana Pretoria di Palermo, si ricorderŕ dello stesso stratagemma: palesare apertamente quanto si vuole invece tacere e velare per meglio proteggere. Vede solo chi ha occhi per vedere. La battaglia tra Canale di Sicilia e Castelvetrano č ben reale, poich‚ insiste tutt'ora nella toponomastica locale, ma non la si puň ricordare. Cosi il Genio della fontana,a Palermo, che tutti possono vedere e nessuno riconoscere.

Photo gallery
 
Lati Nord e Sud, con scansione ternaria delle facciate e le relative porte rituali.
 
 
 
 
Dettaglio della zona d'unione tra celeste e terrestre, la quale genera le finestre
 
Altre risorse o riferimenti

La Santissima Trinit… sul Delia - La costruzione .
a cura di Jean Paul Barreaud

Non Š raro, nel medioevo,  che le posizioni pi— scoperte, fuori delle citt…, fossero affidate a congregazioni religiose.  La Chiesa, seppur opprimente  nel campo fiscale,  su quello del controllo sociale e perfino delle coscienze, era temuta e difficilmente la plebe giungeva al punto di minacciare le sue propriet…;  anche perch‚ era l'unica a prendersi cura degli ammalati,  dava lavoro sui cantieri e nei campi, e non si poteva fare a meno di alcune sue prerogative,  come ad esempio il trovare rifugio in chiesa in caso di necessit…, il passare un guado o un ponte sui quali pesava un dazio a beneficio della curia, l'uso a pagamento di determinati macchinari, macina ad esempio, i quali erano non di rado una esclusivit… del convento, ecc.

La nozione poi di uomo di chiesa era ben diversa da quella odierna: prelati e/o monaci armati sotto il saio, grandi e piccoli feudatari,  a parit… dei laici,  talvolta nel rispetto di qualche privilegio elargito alla comunit… religiosa,  ma spesso per via dell'origine nobiliare del Superiore e di altri membri della congregazione...

CosŤ la chiesa ha sempre assunto un ruolo preponderante nel progressivo controllo dei territori, accompagnando lo sviluppo di un' economia agricola, artigianale e commerciale, con il ben noto apice delle grandi fiere del Medioevo, istituzioni che hanno resistito fino all'era industriale o quasi.

Come detto nell' introduzione,  Š improbabile che nel medioevo potesse nascere una chiesa isolata.  A maggior ragione nel caso di una SS. Trinit…,  posta a dominio della rigogliosa vallata del fiume Delia. Tale situazione Š quella di un baluardo, ancora oggi appare evidente quanto si presti alla sorveglianza del territorio.

Ma l'esperienza insegna che una chiesa romanica,  spesso  costruita per resistere ad un' aggressione con muri spessi e poche aperture, non intende assumere alcuna funzione militare diretta.  E pi— che di sorveglianza,  trattasi anzi di fare mostra di se, fungendo da punto di riferimento per i contadini impegnati nelle campagne circostanti, che prendono il ritmo di tutta la loro vita dalle campane,  dalla prima messa mattutina fino a compieta.

Parlando di difesa, Š facile vedere che la Trinit… - come si presenta oggi - Š fragile.  Le sue mura di piccoli conci di calcarenite e arenaria non avrebbero resistito a lungo in caso di assedio. Forse per un intervento eccessivo da parte del Patricolo nel 1880 c.ca, ben si nota che quasi tutto l'apparato lapideo originale Š stato sostituito in almeno due fasi distinte d'intervento,  l'ultima assai recente e poco felice.  Di certo l'intenzione del Patricolo sar… stata di sostituire in probabile emergenza le pietre medievali ormai inutili per ricomporre un' architettura solida.  CosŤ che la debolezza delle mura ci sembra una caratteristica da sempre di questa chiesa.

Insisto su tale aspetto perch‚ proprio alla luce di questa mia osservazione,  la presenza in origine di un contesto di fabbricati a protezione del fragile luogo di culto s'impone da se, ed Š chiaramente venuto a mancare.  Non mi riferisco alle ben note architetture aggiunte soppresse dal Patricolo durante il suo intervento con totale approvazione del mecenate proprietario, sig. Saporito. Parlavamo allora di magazzini e fabbricati  finalizzati all'attivit… agricola della famiglia,  quando gi… da tempo nessuna comunit… religiosa presenziava pi— in loco. 

Sono dell'idea che la chiesa nel medioevo sorgeva in un contesto munito, e pi— precisamente nel cuore di un convento. Una sommaria perlustrazione delle vicinanze, alle spalle dell'odierna masseria, scendendo verso il fiume, mi ha convinto che la moderna residenza ricopra parte delle strutture primitive.  Il visitatore scoprir… in Sicilia vari posti ove trovare la sensazione medesima, ad esempio l'antica abbazia Cistercense di Novara di Sicilia (Me), e ancora S. Pietro e Paolo a Forza d'Agr• (Me), tra una decina di altre chiese dello stesso periodo,  quello della conquista Normanna.

L'architettura Š a croce greca con cupola soprelevata,  croce dalle braccia isometriche iscritta in un quadrato.  Una cripta si sviluppa sotto la chiesa superiore, di origine ottocentesca,  la quale pianta greca indica un probabile uso ritualistico,  come spesso nelle cripte, legato magari alla morte. Non a caso quindi il suo odierno uso cimiteriale,  quando l'uso sepolcrale del tempio superiore Š invece a parer mio assai deplorevole. Comunque sia, ho la sensazione che una cripta insisteva sin dal medioevo sotto la parte absidale, modificata nel secolo XIX nel senso di un ampliamento. Solo uno scavo lungo la muratura interna dell'abside centrale potrebbe darne conferma.  

L'abbondanza d'acqua, sia per la vicinanza del fiume sia per la presenza di pozzi in tutta la zona, di cui uno sul posto nell'asse sacro della chiesa ad Est, al piede dell'abside maggiore,  sono rassicuranti quanto alla teoria di una possibile vita conventuale,  rivolta allo sfruttamento della campagna.

Unica perplessit…,  siamo lontani sia dalla roccaforte del clero Greco in Sicilia, il Messinese, sia da Palermo, che diventa Caput Regni solo a partire da Ruggero II, sotto l'autorit… del quale nasce Santa Maria,  detta dell'Ammiraglio (1141).  Possiamo stimare che la Trinit… come S. Maria,  chiese e comunit… isolate, rivelano una premura particolare  del sovrano nei riguardi del clero Greco, essenzialmente Basiliano, gi… protetto da suo padre (Ruggero I Hauteville, nato in Francia), e dalla madre, vedova dopo il 1101.  Sembra che tutto si svolga come se Ruggero I, dopo la caduta di Palermo (1072), volesse lasciare una presenza cristiana gi… pratica del commercio con i Musulmani, e quindi Greca, sui territori appena conquistati.  Ricordiamo le due chiese coeve di Mazara, capitale araba,  San Nicol• Regale e la Madonna dell'alto.  In alternativa, possiamo pensare che tutto sia iniziativa invece di Ruggero II Altavilla (egli nasce in Italia),  primo Signore della Sicilia dopo la conquista Normanna e la lunga reggenza di sua madre, Maria Adelaide del Vasto Monferrato. Impegnato alla necessaria ridefinizione dell'Italia meridionale,  egli porta con se nella nuova capitale, Palermo e nella Sicilia occidentale anche la componente Bizantina, concentrata fino al suo regno  a nord e ad Est dell'Etna.

La posizione occupata dalla Trinit… Š interessante,  a tre chilometri c.ca dal paese, ove magari si ergeva gi… un castello prima ancora del Bellumvider (inizio sec. XIII). Quanto amerei trovare traccia di qualche privilegio consentito da Ruggero I - ricordiamolo eroe di Mazara, raffigurato da Matamoro sulla porta della cattedrale-  o dal figlio,  ad indicare la natura e dimensione del territorio affidato alla Trinit… per l'autarchia del convento e le proventi emananti dalle tasse sul suo dominio! *

Ma torniamo ad osservare l'architettura comunque perfettamente esplicita - per ora-, ma necessita di urgenti misure di conservazione e talvolta di messa in sicurezza. Tutte le chiese arabo-bizantino Normanne si assomigliano, ma nessuna di esse replica esattamente un'altra.

L'originalit… della Trinit… sul Delia consiste in una vibrante visione mistica,  quella dell'unione architettonica tra la parte che sorge da terra e sale in alto  e quella emanata dall'alto,  che incontra la precedente quasi come fossero tenoni e mortasi. E' un vero bacio di pietra a sigillare senza discontinuit… tutt'attorno al monumento il mistico connubio.  Visto da profano,  il tutto assomiglierebbe ad un semplice cornicione aggettante,  se non fosse per la delicata cura di questo sobrio festone che circonda tutto l'edificio.

Proviamo a vedere, guardare non basta per strappare il famoso velo di Iside:

Ogni facciata Š trina; ovvero, dopo la prima fase costruttiva "terrena"di un muro classico che sorge da terra e sale verticalmente, ogni facciata si arricchisce di tre finestre, secondo una ritmica ternaria imposta dalla fase costruttiva "celeste" oltre il festone aggettante (vedi prima). Le finestre, tre su ogni facciata compresa la parte absidale,  si trovano inserite nella parte terrena dell'architettura, ma sempre racchiuse nel sigillo precedentemente evocato, una posizione quindi dettata con grande vigore dalla parte celeste della fabbrica.
Il modo d'espressione di questa volont… consiste in quattro pilastri eleganti, ma forti che poggiano non tanto sul muro bensŤ nel muro della facciata,  circa alla met… della sua altezza complessiva. Questi quattro pilastri compresi nella muratura affiorano esternamente cosŤ da  fare nascere una serie di tre archi.

Oltre il sentimento, il tutto comunica la rivelazione di questa meravigliosa architettura mistica: la parte terrestre si solleva da terra da non vedente, e su tre lati assolutamente senza rilievo. Solo la parte absidale organizza un movimento del quale parleremo pi— avanti.

Le pareti acquistano  le loro aperture solo nella fase del bacio con la parte celeste del fabbricato. Gi… suggestivo esternamente, tale concetto Š rinforzato all'interno, quando si ha la consapevolezza che uscire fisicamente dal tempio significher… passare dal medesimo ingresso. Ma questo non accadr… a chi ha gli occhi della Fede, perch‚ le uscite sono dodici,  tutte nella parte superiore dell'edificio, dodici evasioni spirituali in direzione di dodici punti di luce diversi. In queste architetture di epoca normanna, ciascuna finestra vista dall'interno assume in effetti un suo ruolo nell'arco di una singola giornata, e uno ancora pi— preciso nell'arco dell'anno, a favore di specifici eventi di luce solare.

L'orientamento degli edifici sacri Š stato sempre di primordiale importanza,  ma con il repertorio di epoca normanna,  sintesi dei saperi dei tre monoteismi e delle esperienze di ben sei religioni,  si giunge davvero ad un' apoteosi in materia di teofania della luce.

La SS.Trinit…  sul Delia sottolinea il bacio divino in modo originale,  senza ricorrere al pi— comune triangolo; una rara interpretazione nell'architettura medioevale della simbologia antica dello Scudo di David(e) (Maghem David), o Sigillo di Slomon (Salomone),  ossia la stella dalle sei punte.  Il simbolo rinvia alla  seconda Alleanza,  quella tra Dio e Abraham.  Un triangolo punta il cielo , l'altro di pari dimensioni punta la terra.  Da queste nozze mistiche nasce il Popolo eletto.

Alla Trinit…,  troviamo lo stesso ideale connubio  tra divino ed umano,  ma vi Š una componente supplementare:  tre archi a salire, ciascuno munito di una finestra nella parte sommitale, quattro pilastri a scendere, leggermente sporgenti dal muro ove sono celati, cosŤ da determinare precisamente i tre archi a sesto leggermente acuto che fungono da insenatura alle finestre.

Il ritmo tre/terreno e quattro/celeste Š spettacoloso, per pi— ragioni. La prima perch‚ conduce al sette del ciclo della Creazione,  ma ben sappiamo che il Dio della Torah era allora da solo. Qui invece il sette Š diviso in un tre terreno ascendente ed un quattro celeste discendente.  Il tre Š solitamente associato a Dio, al celeste e al triangolo.  Lo troviamo qui nella parte terrena. Il quattro Š invece un simbolo euclideo legato alla terra, all'umano chiuso nei suoi limiti spazio-temporali,  al quadrato.  Alla SS Trinit…, questo quattro Š scandito nella parte superiore celeste sotto forma di pilastri.

Il senso di tale architettura Š l'affermazione della presenza divina nella dimensione terrena, e la vocazione umana a penetrare il divino trino. Tutto parla di questo sposalizio sacro  e pertanto non della Genesi, bensŤ della seconda creazione,  quella iniziata da Noah (NoŠ) per volont… di Dio. Ecco perch‚ ritroviamo il sette della Creazione, ma diviso questa volta tra tre e quattro,  ad indicare l'associazione ormai tra Dio e gli Uomini,  un riferimento alla prima Alleanza quindi.

Le absidi

Invitiamo il lettore a paragonare il fastoso scenario absidale della SS. Trinit… sul Delia con il prospetto absidale di San Cataldo a Palermo (1163) (vedi foto).

Le due absidi laterali sporgono meno di quella centrale.  A San Cataldo cosŤ come a San Giovanni degli Eremiti (Palermo, 1140 c.ca) e perfino a S. Maria (Palermo, 1142 c.ca), non vi sono absidi laterali estradossati (ossia sporgente all'esterno).  Sono intradossi  solo a San Cataldo e, nel caso delle due altre chiese panormita citate,  il catino delle absidi Š ricavato nel muro pieno, facendo pensare pi— a una nicchia che ad una vera abside. Particolarmente nel caso di San Giovanni Eremiti nella quale non vi sono navata alcuna in corrispondenza delle absidiole.

Alla Trinit… invece, le tre absidi sono ben pronunciate, gerarchiche come vedremo di seguito e aprono all'interno  su tre vere cappelle e non su una semplice spelonca pronta a ricevere qualche addobbo  parietale, musivo o affresco.

In questo riconosco il medesimo influsso Lombardo che segna la cattedrale di Mazara e pi— precisamente l'insistenza esuberante in esterno dell'abside maggiore.  Il rapporto di proporzioni tra le absidi indica una loro gerarchia,  non solo nel volume ma anche in altezza.  Guardate attentamente e vedrete che i semi cilindri laterali affiorano ad altezza del tetto, nella sua prima espressione, quella del piano chiamato a supportare una croce greca.
Nel caso dell'abside centrale, essa giunge direttamente a livello della croce greca, a met… spessore del braccio Est per l'esattezza.  Non vi Š nel caso suo nessun piano di supporto alla croce visibile.

In sostanza l'abside centrale partecipa direttamente del mistero della Passione, a toccare il suo simbolo sacro cristiano, la croce. Le due laterali invece giungono in alto solo a livello dell'immenso quadrato ove giace la croce. Giungono per tanto ad altezza della raffigurazione quadrato del mondo sotto la volta celeste.  

La lettura si fa sconvolgente a questo punto, ma dobbiamo verificare ancora alcune cose, tanto per dare conferma a quanto gi… intuito.

Verifica uno, le finestre.

Abbiamo in precedenza messo in evidenza la loro posizione lungo l'asse verticale del fabbricato.  Ora vogliamo dedicarci alla delicata genesi dei fori. Con riferimento alle due architetture base gi… citate, la terrestre e la celeste, ci accorgiamo che il muro pieno ascendente (quindi terrestre) avvolge con un primo involucro il foro. Tale involucro si trova a suo turno avvolto dalla muratura proveniente dall'alto. La celeste sporge sulla terrestre e, tra i due livelli, corre senza discontinuit… il delicato festone del quale abbiamo gi… parlato in termini di "bacio"(vedi sopra).  La sporgenza del muro celeste d… vita a quattro pilastri, i quali definiscono tre archi leggermente acuti  e sono loro a dare la sensazione di copertura esterna.
Un terzo livello riduce le dimensioni potenziali del foro e questa parte murata Š incassata riguardo al muro precedente.  Se consideriamo l'insieme della costruzione dalla parte pi— esterna, rileviamo tre livelli di spessore che lentamente penetrano la struttura murata, portando il foro di ciascuna finestra quanto pi— possibile verso l'interno del tempio. Come un imbuto perch‚ la luce del sole possa giungervi, senza che sia persa una sola goccia. Gli stessi mush'arabi occupano un ulteriore quarto livello di profondit…,  posti in fondo alla cavit….  E' la posizione del filtro nell'imbuto.  Questo filtro per la luce Š composto da geometrie stellari, nel caso della SS. Trinit… tutte a sei punte, poste nell'intreccio ripetitivo dello Scudo di David, in uno schieramento di rosoni, o in una illusione ottica che dall'esagono genera il cubo, come nelle stupende versioni del Palazzo Reale di Palermo.

Solo un monitoraggio di alto livello, come quello portato anni fa dal prof. Samon… nella cattedrale di Monreale, potrebbe rivelare l'intreccio semantico di luce solare nella Trinit… sul Delia.  Solo l'osservazione giorno dopo giorno,  per la durata di un intero anno, potrebbe indicarci il ruolo preciso di ciascuna finestra, di ciascuna colonna all'interno del tempio.

E cosŤ potremmo capire se, e in quale modo, le finestre servano l'allegoria trinitaria di questo monumento.

Verifica 2, le Porte

Tre porte in Ovest, una al centro sulla facciata Ovest, una all'angolo Nord- Ovest, l'ultima all'angolo Sud- Ovest.

Poich‚ la pianta della chiesa Š quadrata, ad esclusione delle absidi, Š legittimo chiedersi perch‚ le porte N e S non si trovano a parit… della porta O al centro delle loro rispettive facciate. Se consideriamo poi che vi Š un rapporto di altezza tra le porte paragonabile a quello esistente tra le finestre , allora il disegno di qualche gerarchia  si fa giorno, senza per• che sia del tutto chiaro.

La parte terrena del monumento Š un cubo sul quale sono placcati i tre semi cilindri delle absidi, ad Est. La cura delle tre porte sembra essere quindi di vigere sui tre lati N/O/S con un' insistenza particolare ad Ovest. Accettiamo il loro invito Š vediamo cosa succede:

Se entro da Sud, mi trovo incamminato nel senso di penetrazione della luce del sole nelle fasi attigue al suo zenit. Questi Š un momento di grande intensit…, spesso utilizzato per la conoscenza profana dell'ora e del giorno, qualora  la chiesa sia concepita per fungere da gnomon, ossia indicatore solare.  Al riguardo, non faremo  mai abbastanza l'elogio della cattedrale di  Monreale.

Se invece entro dal lato opposto, il Nord, entro dal buio assoluto poich‚ questa direzione non emana mai alcuna luce.  E mi dirigo pertanto verso la luce, quella del mezzodŤ.

Entrando ad Ovest, il mio percorso, alla pari degli altri dritto davanti a me, Š l'unico dei tre che non mi porta verso una porta ad altezza d'uomo. Da Nord mi portavo a Sud, cercando la luce (e i suoi benefici, chiarezza e calore); da Sud ero lucifero (portatore di luce),accompagnando il movimento della luce per beneficiare il Nord.

Da Ovest, il mio avanzare verso Est Š anche avvicinarmi ad una rivelazione, con l'ausilio di ben tre misteri, sempre che io li possa cogliere.

E' proprio la presenza di questi misteri sull'asse Ovest /Est,  che sveler… il perch‚ della posizione angolata delle porte laterali N e S.

Il primo dei misteri Š la presenza di un secondo quadrato al centro del grande quadrato, lungo il quale si ergono i muri perimetrali della chiesa.  Questo secondo quadrato Š delimitato e posto tra quattro custodi, colonne di pietre diverse tra loro, cosŤ come in ogni chiesa del periodo arabo-bizantino Normanno.
Queste colonne sono dei guardiani di luce, in certi momenti dell'anno solare, la luce le carica e il loro colore si spiega meglio cosŤ come la loro posizione attorno al quadrato.  Col porfido rosso o il granito,  si evoca la regalit…,  da millenni collegata al sole.
Troviamo spesso il marmo cipollino per il suo colore verde.  Nell'arco dell'anno o della giornata, una determinata condizione di luce celebra una particolare unione tra ciascuna colonna e il sole.
In altre chiese,  possiamo osservare a volte altri tipi di pietra;  capire se e come,  entrano a fare parte della teofania della luce,  Š uno studio che non ho fatto e che mi piacerebbe fosse fatto, magari lo Š gi… e ne sono solo ignorante.

Al centro del secondo quadrato, vi Š spesso un mosaico nelle chiese del medioevo Normanno in Sicilia, il quale rinvia ad un terzo ed ultimo quadrato,  luogo di rivelazione.  Siamo posti allora sotto la cupola e in genere vi Š un tondo di pietra colorata al centro di questo terzo quadrato.

Tuttavia,  non sempre il tondo -centro assoluto del quadrato terrestre poich‚ il centro del terzo quadrato Š anche centro del secondo (colonne) e del primo (recinto perimetrale)  si trova nell'allineamento verticale del centro della cupola.  L'esempio pi— significativo Š San Cataldo, ove il tondo non a caso Š verde e non rosso, colore che invece s'impone quando in questa posizione ci si trova alla verticale del centro della cupola.  In quest'ultimo caso, il rinvio simbolico Š quello dell'omphalos,  passaggio dell'axis mundi il quale in questo preciso posto trafigge il terreno, per connettere l'immensamente invisibile al visibile sconfinato.

Possiamo  gi… capire il perch‚ delle porte N e S discostate dall'asse centrale : se cosŤ fosse stato, il percorso da N a S e vice versa doveva passare per forza dal centro della costruzione, luogo del primo mistero, passaggio dell'axis mundi. Tra N e S, tale rivelazione non Š ipotizzabile con i canoni solari delle tre religioni del Libro, cosi come sarebbe stato il caso con le precedenti politeiste per le quali l'Est assume una valenza assoluta,  sia dal punto di vista ritualistico che dal punto di vista misterico. Il percorso delle rivelazioni in questi luoghi di culto sin dalle origini indiane,  passando poi da tutte le culture mediterranee,  Š da Ovest ad Est, o da Est ad Ovest.

Rimane da capire perch‚ le porte laterali squadrano il tempio ad Ovest. E perch‚ non le troviamo ad esempio a toccare le absidi, favorendo un ingresso ad altezza delle cappelle laterali, poste nelle absidiole.  Il modello esiste, come a Monreale, con la porta di accesso al Palazzo Reale (oggi sacristia e accesso alla sede arcivescovile) in diretta connessione con la cappella di San Pietro (oggi dedicata a Maria).

Qualora troviamo uno schema del genere, la fruizione delle porte Š riservata al clero. E all'interno di un convento di clausura, non escludo  che avremmo potuto trovare le porte laterali nella posizione evocata, ad Est quindi.

Poste ad Ovest, ritengo le porte indichino una fruizione pubblica del luogo di culto.  A titolo d'esempio,  Senanque, famosa abbazia della Provenza votata in origine alla clausura,  Š sprovvista di alcuna porta ad Ovest.  Di chiaro influsso Ebraico, la ripartizione delle porte decideva dell'ingresso dei fedeli, il quale  avveniva con le donne separate dagli uomini.

Non escluderei tuttavia l'uso delle porte laterali anche per  altre finalit…, legate a certi riti specifici. Le simbologie gi… evocate del Nord e del Sud, portano a concepire un movimento in ingresso ed in uscita, il quale pu• consistere nel camminare in senso orario o, al contrario antiorario. In tante religioni, questo particolare Š estremamente importante dal punto di vista simbolico/esoterico. Verso la luce in provenienza dell'ombra, o con l'ausilio della luce verso l'ombra.  In alchimia, il senso di rotazione antioraria rinvia al processo di dissolvimento, mentre quello orario partecipa di una coagulazione.

Questa chiesa Š ideale per determinate cerimonie iniziatiche, a cominciare dalla stessa cerimonia di consacrazione della chiesa. Evochiamo ovviamente l'antico cerimoniale, prima delle decisioni del 1968 che capiamo hanno cercato di alleggerire e semplificare il rito antico, lungo e complesso.

Dal punto di vista iniziatico in effetti, troviamo alla Trinit… sul Delia tutte le espressioni geometriche del caso, chiaramente leggibili o suggerite all'osservatore lasciando a lui la cura di completare. Figure tutte che da tempi immemorabili hanno partecipato all'espressione della ricerca mistica della verit…: triangolo, quadrato, cubo, ottagono, cerchio, semisfera, semi cono, dodecaedro, retta, tau, .

In ambedue i casi, tanto per le porte quanto per le finestre, quelle laterali sono pi— basse della centrale e perfettamente allineate una rispetto all'altra. L'osservazione poi dei torrioni absidali ha rivelato che la stessa logica valeva anche per loro, con quello al centro pi— alto e i due ai lati elevati alla medesima quota.

Il primo approccio Š spesso superficiale e ci si lascia suggestionare. Io per primo, abbagliato dalla bellezza del monumento e dal suo nome, ho pensato che la frequenza ternaria delle finestre sull'insieme delle facciate trattasse la Trinit….

Ma, da profano, alla luce delle conoscenze acquisite fin'ora, non penso che la Trinit… dei Cristiani si richiami ad alcuna gerarchia. Una volendo potrebbe essere l'ordine cronologico dei fatti: nel principio era Dio e, non essendovi materia in nessun modo, Egli era puro spirito. Poi afferm• la sua volont… - sempre secondo i Cristiani- di dare vita ad un Suo figlio, generando il Messia come dalle profezie di Isaia ed Ezechiele.

Stando a questa visione pseudo cronologica (Dio non scinde il Tempo, il suo Š sia l'Inizio sia la fine), l'organizzazione delle porte, delle finestre e delle absidi potrebbero indicare ai lati il Padre e lo Spirito, un tutt'uno e al centro il Figlio ? Non penso che tale ipotesi abbia alcuna validit…, poich‚ i Cristiani affermano che anche Cristo Š Dio. A parer mio, in queste condizioni ,non vi pu• essere nessuna disparit…, nemmeno nella simbologia. Dio Š trino impone l'uguaglianza assoluta tra loro, qualora vengano raffigurate le tre componenti della Trinit… cristiana.

A questo punto, rimangono solo due vie di uscita percorribili:

la prima Š che si tratti in effetti della Trinit…, la quale - come dimostrato- non pu• essere raffigurata se non da un triangolo isoscele, unica figura a garanzia della  perfetta uguaglianza tra i tre valori.

La soluzione interpretativa dell'architettura delle tre porte, delle tre finestre per facciata e delle tre absidi ad Est, Š quindi quella di un triangolo velato, il quale nasce dal tratto che unisce i livelli rispettivi nel punto mediano esatto di ciascun elemento.

La seconda soluzione, meno classica ma non per questo meno interessante, Š di considerare che la disparit… di livelli Š voluta in chiave gerarchica. A conoscenza mia, l'unica simbologia cristiana che contempla uno scenario di questo tipo, con sporgenza al centro ed isometria ai lati, Š la scena della crocifissione detta "Deisis". In questa scena, ai termini dei Vangeli canonici, Josuah Š sulla croce tra sua madre e Giovanni, pregando quest'ultimo di considerare Maria quale madre sua, cosi come Egli invita la madre a riconoscere  Giovanni  quale figlio suo. Ecco il concetto di parit… ai lati, ecco giustificata la sporgenza al centro.

Se la mia ipotesi ha qualche validit…, penso che ci potremmo trovare dinanzi ad una prefigurazione sensazionale, poich‚ la scena della deisis Š maggiormente adoperata sul tardi del medioevo e durante il Rinascimento, nel mondo cristiano occidentale s'intende. In Sicilia,  grazie alla commistione di culture permeabili agli insegnamenti delle due Chiese Bizantine, ortodossa e siriaca, Š possibile che sia stato recepito nell'architettura sacra questo standard iconografico della deisis, il quale apre spesso ad un trittico ligneo, dall'ornamento coloratissimo a dominante oro.

Il quanto Š davvero eccezionale poich‚ i Normanni sono Cristiani latini, protettori  del Papa e papi durante tre generazioni di Altavilla, ma il periodo osservato Š quello successivo all' irreversibile scisma tra Roma e la Chiesa d'Oriente.

Conclusione

Il nostro modo di concludere questa riflessione Š di aprirla all'ultima fase costruttiva, quella in alto, sul tetto. LŤ troviamo una croce posta su di un piano rialzato. E a sua volta, la crociata di transetto genera un piano rialzato a sostegno della cupola.

 Due chiavi interpretative s'impongono: il dono celeste della croce, l'offerta terrestre della croce. Le due simbologie coabitano, come gi… visto e come vedremo. Dobbiamo rammentare per• qualche concetto basilare:

secondo un approccio cristiano, mediante il sacrificio di Cristo suo figlio, Dio offre una quarta alleanza con l'umanit… nella professione di fede neotestamentaria, la quale Š semplicemente la chiave di volta di un percorso spirituale millenario, il quale concludeva il ciclo delle profezie con la promessa di un Messia.

Se consideriamo le tre Alleanze del ciclo veterotestamentario (Noah,  Abraham,  Yakov), esso comincia dal sacrificio del genere umano sterminato dal diluvio universale. CosŤ,  a conclusione del percorso terrestre e umano di Dio, assoluta novit… nel credo ebraico, troviamo il martirio di Cristo/Messia.  Ci• impone una lettura in alfa ed omega: al principio (α) della seconda creazione, vi Š il sacrificio dell'Uomo, ripagato dall' immedesimarsi divino nell'umano fino al sacrificio di Dio (Ω). 

L'ideale monoteista cristiano consiste in questo mutuo riconoscimento tra Dio e l'Uomo, ciascuno facendo la sua parte di cammino, ciascuno dando il pegno del proprio sacrificio, pagando un prezzo. Il cristianesimo Š da questo punto di vista la conclusione in chiave escatologica di un percorso iniziatico immaginato dagli Ebrei: dalla severa e gelosa cacciata dell'Eden agli albori della nostra umanit…, allo sterminio di massa che d… l'occasione al  Dio delle origini di aprirsi all'Uomo, al lento distaccamento delle forme arcaiche della fede (Noah/Kronos, Shalom/Iris, Loth/Orfeo, ecc.) per, mediante le prove inflitte ad Abram, mettere alla prova con successo questa nuova Umanit… degna di una Terra sostitutiva del Giardino e giungere in fine alla sovranit… di Yakov (Giacobbe), a rinuncia del proprio nome, cioŠ col rinunciare alla vecchia identit…, aprendo cosi alla storia moderna, quella delle 12 Trib— d'Israele.  

Secondo questo punto di vista, la croce cristica Š in effetti un dono celeste, tradotto perfettamente nel concetto di redenzione, il quale afferma quanto Dio sia cresciuto dai tempi del diluvio, se non esita a pagare di persona per la salvezza dell'Umanit… che ieri annegava con meno scrupolo di quanto non ne avesse per salvare gli animali. La croce Š pure una rivendicazione terrena/umana, a conferma della perfetta comprensione da parte dell'Uomo di questa nuova opportunit… di alleanza con Dio. Se Egli paga il prezzo del sangue per la nostra salvezza, noi dobbiamo capire sia che ce lo siamo meritato sia che dobbiamo esserne degni.

Cosi, nella simbologia, dopo l'intreccio famoso celeste/terrestre del Maghem David, evocatore della Seconda Alleanza in Dio, il Popolo eletto, il Credo cristiano necessita di una nuova simbologia unitaria divino celeste/umano terrestre. Le chiese Bizantine, Basiliane per lo pi— ed in particolar modo la spettacolosa SS Trinit… sul Delia a Castelvetrano, ne offrono una di grande respiro:

la Croce poggia sul tetto in esterno, come poggiata da mano divina ad ispirare tutta l'architettura sottostante. Secondo questo sviluppo architettonico, Dio avvicina l'Uomo partendo dalla croce come poggiata su una stoffa di pietra che pende su ciascuna facciata secondo quattro ciondoli di muratura. Ne consegue che la muratura, che da terra s'innalza verso l'alto,  Š come ricoperta da questo panno che la obbliga ad adottare una scansione ternaria dello spazio, che si manifesta visivamente sotto forma di archi a sesto leggermente acuto, al centro dei quali si aprirono incastonati verso l'interno della costruzione le finestre, tre per lati, per un totale simbolico di dodici.

Leggendo a partire da terra, l'Umanit… credente e redenta dal sacrificio della Croce intavola un' architettura a sostegno di una croce greca (isometrica) offerta al cielo appoggiata sul tetto; ciascuna facciata presenta una serie di tre tenoni incastrati nelle quattro mortase della "tavola" sulla quale giace la croce.

Il mistero dell'edificio trova la sua compiutezza nella cupola posta sul cuore della croce e nel fatto che l'insieme delle architetture in esterno plasmano l'interno dell'edificio, per una lettura simbolica dalle medesime conclusioni. CosŤ come accade nel caso di alcune sculture, quando le si pu• apprezzare nelle loro sporgenze esteriori cosŤ come nelle forme invertite all'interno. Ne consegue per l'osservatore uno spettro di emozioni pi— vario ed esteso, ma dalla simile e/o identica interpretazione semantica.

Jean Paul Barreaud , 2011


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