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Ultimo aggiornamento: 20/11/2017
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Dott.sa Camerata-Scovazzo, ex dir. del Museo archeologico reg. Salinas di Palermo

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Importante per il lavoro svolto da anni nel campo dell'archeologia, in particolar modo nella Provincia di Trapani della quale la dott.ssa Camerata-Scovazzo è stata Sovrintendente ai Beni Culturali nonch‚ direttrice della Sezione Archeologica; e di direttrice del Museo archeologico Salinas di Palermo dal 1999 ad oggi. Importante anche per sua origine, la nobile famiglia dei Baroni Camerata-Scovazzo di Casalgismondo, imparentati con i Marchesi Ugo delle Favare che diedero tra tanti personaggi illustri anche un Luogotenente del Regno sotto Francesco I di Borbone (1825-30) nella persona di Don Pietro Ugo. Citiamo ancora Lorenzo Camerata-Scovazzo che partecip• alla rivoluzione siciliana del 1848. Costretto all'esilio torn• nel 1859 in Sicilia. Fu tra i membri più attivi del Comitato rivoluzionario che prepar• il terreno per la spedizione dei Mille.

1. Madame, il suo nome è legato alle numerose campagne di scavo nella Provincia di Trapani. Segesta, Selinunte in particolare dal 1988 al 1999. Ma Lei è stata anche impegnata su numerose altre iniziative, quali importanti scavi a Marsala, Castellammare del Golfo, Calatafimi, Salemi. Partanna. Senza dimenticare poi il Suo ruolo nella protezione del sito delle Cave di Cusa...
Quali sono state le Sue più grande emozioni in questo campo ?

Come Sovrintendente ho avuto grande impegno ed emozioni - se cos le vogliamo definire - determinate dall'impegno di tutela del paesaggio, in particolare di quello delle isole minori della provincia di Trapani. Abbiamo realizzato i piani paesaggistici delle Isole Egadi e di Pantelleria: piccoli microcosmi da proteggere. Questa è stata una delle grande operazioni che ho fatto.
Se vogliamo parlare di emozioni, queste sono costituite in particolare dalle scoperte avvenute a Segesta in quest'ultimo decennio. Segesta, infatti, era conosciuta solo per i suoi due grandi monumenti, il tempio ed il teatro. In dodici anni di ricognizione a terra, la lettura della fotografia aerea, le campagne di scavo, siamo riusciti a ricostruire la fisionomia urbana delle diverse città che si sono sovrapposte nell'arco di 2000 anni circa sul Monte Barbaro. E le emozioni sono proprio quelle di avere verificato su terreno mediante lo scavo archeologico quello che avevamo intuito dalla lettura della foto aerea e dalle ricognizioni a terra. Per esempio la scoperta del grande insediamento rupestre arcaico fino a quel momento sconosciuto.
Segesta - oltre ad essere stata una grande operazione di carattere amministrativo in quanto che abbiamo espropriato 160 ettari - è stata, soprattutto, una grande ricerca, un'avventura della scoperta e della conoscenza che ha mobilitato sul campo alcune decine di giovani studiosi. Grazie ad un cospicuo finanziamento comunitario nel corso di una campagna di scavo a Segesta lavoravano cento operai e cinquanta archeologi: un cantiere quindi di grande impegno e grande bellezza. Emozionante è stato pure il restauro del teatro di Segesta e la scoperta della grande strada lastricata che congiunge il teatro all'agora, attualmente in corso di scavo. Se dobbiamo parlare solo di emozioni, le più grandi sono certamente legate a Segesta.

2. Nell'arco degli ultimi vent'anni, com'‚ evoluta l'archeologia siciliana e quale posizione occupa oggi a livello nazionale ed internazionale ?
C'è una migliore sistemazione delle aree archeologiche; sono stati istituiti nuovi musei ; si è favorito un processo di sensibilizzazione verso l'archeologia che è quindi migliorata in termini di tutela e di fruizione.
JP: Dott.sa, Le è sicuramente capitata l'occasione di incontrarsi con il Prof. Bresc dell'università di Lione, del dipartimento di ricerche medievali per l'esattezza. Se non erro, mi ricordo di una comunicazione di Bresc riguardante Calathamet.
Esatto, il Professore Bresc ha scavato con l'‚quipe del Prof. Pesez, de l'Ecole des Hautes Etudes (sic) a Calathamet. Il professore Bresc è più che altro uno storico. Fra l'altro lui aveva scritto un articolo sui M‚langes de l'Ecole Fran‡aise proprio su Calathamet, Calatabarbaro e Calatafimi. Su queste tre postazioni medievali il cui il toponimo ha una derivazione di origine araba, calat che vuol dire castello.
JP: Abbiamo sempre in Sicilia la presenza di Università straniere come accade con quella della Virginia a Morgantina ?
Sta scavando proprio adesso un gruppo americano a Monte Polizo, sopra Salemi; e da più di un ventennio la missione svizzera guidata dal Prof. Isler lavora a Monte Iato.

3. Come direttrice del Museo archeologico Salinas di Palermo, Lei ha dimostrato di concepire il Museo come uno spazio aperto, uno spazio di vita. Le Sue iniziative aprono il Museo certamente alla cultura, dagli atelier con le scuole all'apertura al pubblico della ricchissima biblioteca, e potremmo citare ancora certi progetti di apertura del Museo al mondo multimediale ed a Internet. Ma Lei ha aperto lo spazio del Museo anche ad iniziative di cultura viva come concerti di musica, mostre, conferenze, ecc.
Pu• esplicitare ai nostri lettori questa Sua visione della cultura come agora nella polis ?

Ho sempre avuto questa visione di aprire le zone archeologiche importanti come quelle delle quali mi sono occupata ad un più vasto pubblico, Selinunte ad esempio... non so se si ricorda tutta la querelle che ci fu nel 94 quando ci fu la corsa delle bighe. Fu una bellissima manifestazione fra l'altro che aveva grande attinenza con il mondo antico seppur presentata come uno spettacolo ma sappiamo che nell'antichità c'erano le corse dei carri. Proprio da Selinunte proviene una grande coda di cavallo che probabilmente faceva parte di un monumento equestre dedicato a qualche vincitore delle olimpiadi anche se Selinunte non è una città che risulta nell'elenco dei vicintori alle olimpiadi.

Credo fermamente che diverse forme di aggregazione, anche se ardite, siano possibili. Abbiamo avuto per esempio un grandissimo successo l'anno scorso quando Mimmo Cuticchio, il celebre puparo nostro vicino in via Bara all'Olivella, ha rappresentato nel salone delle metope di Selinunte l'Iliade con i pupi da lui costruiti. Tale fu l'affluenza che abbiamo dovuto a un certo punto chiudere il Museo.

Il Museo è secondo me un luogo dove la gente deve vivere, dove imparare a conoscere e dove deve sentirsi come a casa propria. Questo è il mio concetto, vale anche per le zone archeologiche. Certo lo sforzo poi di chi dirige questi posti è quello di renderle seducenti e comprensibili al visitatore. Se lei va in tutti i luoghi della Provincia di Trapani dove sono passata io, lo sforzo è stato di illustrare i vari punti dello scavo con tabelloni in tre lingue, cosi a Selinunte, Segesta ed a Mothya . Anche qui al Museo, da tre anni lavoriamo all'apparato didascalico, che era quasi del tutto assente.

4. Sicile.net cerca di comunicare ai suoi lettori una conoscenza della Sicilia che non si rassegna a subire la cultura mafiosa. Considerando l'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino nel 1992 come l'anno "0" della riconquista della legalità in Sicilia, come già detto all'epoca, secondo Lei, la cultura ha concretamente partecipato a costruire un identità da opporre a quella mafiosa ?
Questo dovrebbero dirlo gli altri, lo dovrebbe dire chi pensa alla Sicilia. Io da Siciliana che lavora in questo campo da sempre, non posso dirlo. Se Lei pensa alla Sicilia, come la pensa ?

5. Oggi si lotta aspramente contro o a favore della mondializzazione. Secondo Lei, l'arte e la cultura che godono di una mediatizzazione planetaria servono oggi la causa della globalizzazione ? o essendo esse per antonomasia espressione delle differenze proteggono comunque le individualità ?
Senza dubbio, la seconda a favore dell'individualità. Noi ci serviamo degli strumenti mediatici solo per farci conoscere.
JP: Dott.ssa, vorrei puntualizzare meglio la mia domanda : un esempio di mondializzazione è sicuramente il precedente storico dell'impero romano - il pubblico profano può sicuramente trovare analogie con il contesto storico contemporaneo. I Romani in ogni luogo di conquista militare portarono pure i loro modelli culturali.Pur se diversa, l'odierna mondializzazione, poggia su meccanismi simili: come allora, si fa leva sull'economia, la politica e la cultura.Avendo precisato un po' meglio il mio pensiero, Lei pensa che sopravviveranno domani le espressioni locali o che andremo sempre più verso una universalizzazione della cultura ? Penso che non si potrà mai arrivare a tale punto. Il mondo romano era un mondo che colonizzava, annetteva province all'Impero ed esportava i modelli delle case, i cartoni dei mosaici, le sculture circolavano per abbellire le ville e i monumenti pubblici.era quindi una colonizzazione che portava la cultura romana in posti diversi e lontani dove per• le espressioni dell'arte locale restavano vive, anche se talvolta soffocate o nascoste dalla grande civiltà romana. I rapporti erano allora completamente diversi.
Secondo me la globalizzazione della cultura ci porta invece alla realizzazione di ci• che chiamo "Musei-fotocopia". Dappertutto nascono gli stessi tipi di Musei: luci a fibre ottiche, vetrine dai vetri scintillanti, Musei ove sparisce l'emozione. Mentre quando lei entra nell'atrio dell'ottocentesco Museo Salinas di Palermo, l'emozione è ben diversa. Cosi come si prova una grande emozione sia, per esempio, nelle gallerie del Vaticano che nei grandi musei europei di antica tradizione, frutto del collezionismo che costituisce la storia dei singoli Paesi e dei suoi grandi personaggi.
Non credo si possa mai arrivare ad una globalizzazione della cultura, caso mai della conoscenza. I nostri musei e le nostre zone archeologiche sono difficilmente riproponibili altrove. Come riprodurre l'incanto di Mothya, o la monumentalità di Selinunte ? ognuno terrà sempre integre le proprie differenze, tranne questa vicenda dei musei-fotocopia dove se lei espone reperti archeologici, conchiglie o scarpe, è sempre la stessa cosa.
JP Intanto ho visto smontare pietra per pietra chiostri romanici ridotti a ruderi per totale disinteresse generale nella Francia del Sud, rimontati poi negli USA -e dobbiamo ringraziare il cielo per l'opportunità offertaci di vederli ancora - ma ovviamente sradicati dallo spazio che li aveva ispirati. La stessa cosa avvenne poi per le Halles de Paris, capolavoro dell'architettura di ghisa del tarde ottocento, vendute in America. Un corpo ormai senza anima.

6. Un ultima curiosità dottoressa, Lei è stata coinvolta nella vicenda della restituzione della phialle d'oro del Museo Paul Ghetty a Malib— ?
L'abbiamo depositata qui ma non ho seguito questa vicenda. Sono stata invece in primo piano per il rinvenimento del satiro danzante di Marsala... e questa pure è stata una grande emozione...

Photo gallery
 
Dott.sa Camerata-Scovazzo
 
 
Don Pietro Ugo delle Favara
 
 
Biblioteca del Salinas (dettaglio)
 
 
Salone delle metope di Selinunte
 
 
Via Bara all Olivella
 
Link relativi http://www.infosicilia.net/sicindustria/numero%2012/parchi.htm  
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